Day 3. La biancheria per il letto

 

Ma voi quante paia di lenzuola avete? Io un sacco di pezzi – molti dei quali “scombinati” – sia del letto matrimoniale che di quelli singoli / lettini dei bambini. Come al solito, ho tirato fuori tutto dagli armadi e poi ho applicato la “regola della quantità” per fare la cernita.
Considerando le tempistiche di lavaggio, asciugatura (sono sincera ho la lavasciuga) e stiro, ho valutato che per ogni letto sono più che sufficienti:
– un coprimaterasso;
– tre set di lenzuola;
– un piumino/trapunta;
– un copriletto leggero.
Per quanto riguarda le lenzuola ho tenuto quelle messe meglio, possibilmente bianche e di cotone.
Le rimanenti le ho divise in due gruppi: quelle in buono stato le ho regalate e da quelle lise ho ricavato degli stracci.

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Cuore di lino

Ho scoperto Cuore di lino per caso. Ero alla ricerca di una tovaglia quadrata per il mio tavolo della nonna e ho trovato un mondo.

Dopo due tovaglie quadrate, quattro tovagliette all’americana e due copricuscini in puro lino e in tinte naturali, ho deciso di provare un acquisto su misura e mi sono fatta realizzare una tovaglia bianca misto lino e cotone per il pranzo di Natale.

Passione e professionalità. Con queste premesse Cuore di lino, azienda della provincia di Varese che commercializza i propri prodotti anche online, produce biancheria per la casa, tendaggi, cuscini e plaid in puro lino. Vende al metro in stock tessuti in puro e misto lino.
L’obiettivo è unire le bontà di questo pregiato materiale ecologico e naturale con il design italiano realizzando prodotti cuciti artigianalmente.

Della trasparenza fa un altro punto di forza descrivendo l’intero processo produttivo:

TESSUTI
I tessuti in puro lino 100% che Cuore di lino utilizza rispettano l’ambiente. Seleziona le migliori stoffe dell’est Europa che vantano un’antica tradizione nella coltivazione e produzione di questo pregiato materiale in modo naturale, rispettando l’ambiente e le norme internazionali ISO 9001.

ETICHETTE
Le etichette contengono tutte le informazioni di lavaggio e composizione. Prodotte in Italia dalla ditta F.G.F. Labels.

BOTTONI
I bottoni degli articoli Cuore di lino sono tutti prodotti “Made in Italy” in vera madreperla coltivata di origine australiana, realizzati della prestigiosa azienda bergamasca Duerre bottoni s.r.l.

CERNIERE
I modelli dei cuscini “Semplice”e “Cuore” sono realizzati con cerniere di prima qualità cucite a scomparsa, prodotte dalla nota azienda giapponese leader YKK.

TAGLIO E CUCITO
I prodotti Cuore di lino dal design italiano, vengono tagliati e cuciti artigianalmente uno a uno.

NASTRO CONFEZIONE
I nastri Cuore di lino completano la confezione finale. Anche essi prodotti in Italia dalla azienda MET Manifattura etichette tessute.

http://www.cuoredilino.it

La cucina dei miei sogni

E poi capita che sfogliando un catalogo alla ricerca di un pavimento ti imbatti nella cucina dei tuoi sogni!

Bianca, con le ante tamburate, senza troppi pensili e con il forno old style.

Le maniglie sono il tocco in più: in ottone, anticate, ma soprattutto in un modello che permette di evitare le “ditate” dal momento che i cassetti si aprono infilando le dita nella parte interna della maniglia (abituandosi a non toccare col pollice la parte esterna).

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I many, un concept store sul lago Maggiore

Si chiama I many oltre la mia casa, si definisce un concept store ed è a mio avviso uno degli indirizzi dello shopping da segnarsi in agenda – e lo dice una che lavora nel quadrilatero della moda 🙂 .

Siamo a Verbania, sul lago Maggiore, in pieno centro storico e all’inizio di via San Fabiano c’è un piccolo (ma non troppo) negozio di meraviglie che spazia dall’arredamento ai capi d’abbigliamento, dagli anelli ai profumi per la casa. Con gusto vengono selezionati pezzi di aziende come Cote Tablé, Blanc Mariclò, Locherber Milano, Vestopazzo, (pro)vocation solo per citarne alcune.

La storia di questo posto la racconta sul suo sito Anita stessa, che ora ha poco più di 30 anni, una bimba piccola e un’altra in arrivo, e che nel novembre del 2008 apre “La mia casa” negozio di tessile e oggettistica di chiara ispirazione shabby.

Nel 2012 la sua vita subisce dei forti cambiamenti e questo si riflette anche nella sua attività. Ricordo bene quando il negozio ha riaperto dopo essersi “rifatto il look” e diventare un vero e proprio concept store. I many sta per i’am Any in quanto Anita ha cercato di trasmettere in ogni singolo dettaglio se stessa, il suo stile e le sue passioni.

Le coordinate
I’many oltre la mia casa | Concept Store
Via San Fabiano 8, 28921 Verbania

Day 2. La scarpiera in carta Kraft

Finalmente sono arrivate. Le ho ordinate su Amazon e giovedì sono arrivate le scatole per scarpe in carta Kraft, che non hanno tradito le aspettative.

Oltre a essere molto belle e resistenti sono anche molto comode perché il funzionamento a cassetto permette di sfruttarle anche per più paia di scarpe, specialmente dei più piccoli.
Così ho completato anche la fase 2 del decluttering: borse e scarpe.

Mai avrei pensato di avere una scarpiera così ordinata!

Pareti: quadretti in legno

Lo scorso Natale sono entrati a far parte della nostra famiglia 4 quadretti perfetti, a mio avviso, per essere appesi sopra il divano (o sopra la testiera del letto in quanto molto leggeri – sono sempre molto scettica circa le decorazioni troppo pesanti sopra la testa!).

Li ho scelti per lo stile che mi ha subito conquistata e perché rappresentano le 4 parole su cui si fonda la nostra famiglia:

Love
L’amore è paziente, l’amore è gentile e, aggiungo, è il collante che ci tiene insieme.
Home
Casa è ovunque siamo insieme.
Together
Insieme è il posto migliore dove essere.
Faith
La fede non rende le cose semplici, ma possibili.

L’angolo divano sta iniziando a prendere la forma che desidero:

 

Day 1. Addio cambio di stagione

Sarà l’imminente arrivo della primavera e sarà che ho ancora “solo” due mesi di maternità davanti da poter dedicare esclusivamente a famiglia e casa, ma ho deciso di provare a mettere in pratica il metodo Konmari professato ne “Il magico potere del riordino”. Ho iniziato martedì mattina con i vestiti.
Ho riempito oltre 8 sacchi di indumenti. Mi sono separata anche da abiti molto belli e nuovi che però non usavo.
Ho eliminato talmente tante cose che mi sono resa conto che tutto il mio guardaroba poteva essere esposto e non era più necessario il cambio di stagione. Ora tutto è contenuto in un armadio largo 90 centimetri.
Mia sorella mi ha detto che sono un po’ estrema ma del resto non ha senso continuare a conservare cose inutilizzate.

In pratica:
1. Ho preparato una tazza di tè caldo Queen Anne e ho acceso la radio per rendere la cosa più confortevole.
2. Ho tirato fuori tutto – e dico tutto (anche intimo, costumi da bagno, cinture, cappelli, sciarpe…) – dall’armadio.
3. Ho pulito l’armadio.
4. Ho fatto la cosa più difficile ossia la cernita delle cose da tenere. Su questo punto potrei scriverci un libro in quanto per scegliere ho analizzato le mie esigenze quotidiane e definito una sorta di divisa sia per il lavoro che per i giorni liberi. Poi, guidata dalla domanda “lo uso?” piuttosto che “mi potrebbe servire?”, ho selezionato i capi e non è stato così difficile. Certo io sono una da tubino nero tutti i giorni a lavoro e questo attaccamento “al classico” ha reso le cose molto più semplici.
5. Ho riorganizzato l’armadio per tipologia di indumento: le gonne sono tutte insieme dalla più leggera alla più pesante. Stessa cosa per pantaloni, magliette, abiti…
Ho avuto inoltre un’ideona 😉 ossia appendiabiti bianchi per i capi leggeri e legno per quelli più pesanti in modo che anche visivamente sia più immediata la distinzione.
6. Ho diviso le cose da cui separarmi in due categorie: quelle da eliminare perché rotte, lise o irrecuperabili e quelle da regalare o donare perché ancora in ottimo stato.
Ora la parte difficile sarà non accumulare di nuovo ma, avendo definito esigenze, spazi e la volontà di avere un armadio con pochi pezzi ma significativi (anche se a buon mercato), credo che sarà possibile.

Prossimo passo scarpe e borse!

Questo è il mio armadio (non si vedono solo i due cassetti con intimo e pigiami e le 2 scatole con abbigliamento mare/piscina e montagna):

Podere Castelmerlo, un wine resort in Valcalepio

Siamo arrivati a Villongo nel tardo pomeriggio di sabato con meta Podere Castelmerlo, uno dei principali produttori dei DOC Valcalepio evolutosi da un paio di mesi in wine resort.
Aperto a settembre 2016, è il frutto del restauro architettonico del vecchio Castello di Villongo risalente al XIV secolo. Marmo travertino, una palette di colori neutri e legno gli elementi caratterizzanti delle parti comuni e delle camere. L’unica nota di colore è il rosso che, nonostante non ami particolarmente ho trovato abbastanza adeguato. Le suites sono caratterizzate da bagni firmati Dornbrach e letti Hastens, letti artigianali realizzati con materiali naturali. Noi abbiamo soggiornato nella Camera Argenteus, l’unica di tutto il Castello a presentare al suo interno una configurazione architettonica ad archi che definiscono l’ingresso del bagno e della cabina armadio separata dal resto della camera. La piscina e il giardino sulle vigne completano la struttura.
Con l’ambizione di offrire non solo accoglienza, ma di essere un vero e proprio contenitore culturale dove arte, cibo e tradizione si fondono in un concentrato di Made in Italy di eccellenza, la struttura dispone anche di un ristorante, L‘Etolie, il cui menù è stato realizzato in collaborazione con Davide Oldani.
La carta cambia trimestralmente seguendo il corso delle stagioni. Un piatto su tutti? I casoncelli rivisitati con ripieno di manzo, salsa di burro e nocciole, pancetta e salvia cotti separatamente per non appesantire il piatto.

L’arte di buttare

Qualche anno fa ho letto un articolo su Casa Facile che parlava di MarieKondo e del suo “Il magico potere del riordino”. Sarà che capitava in un momento particolare della mia vita, ma andai subito a comprare il libro. Già nelle prime pagine c’erano dei riferimenti a “L’arte di buttare”. Così decisi di andare con ordine, leggere prima il libro di Nagisa Tatsumi per poi tornare al metodo Konmari.

Sono volumi che a mio parere vanno letti insieme.

Cosa mi sono “portata a casa”?
La cosa che più mi ha colpito sono state le affermazioni che buttare e tenere in ordine possano generare benefici anche su altri aspetti dell’esistenza umana.

Oltre ai diversi concetti pratici su come procedere per buttare in modo corretto, “L’arte di buttare” mi ha trasmesso 3 insegnamenti che considero davvero preziosi:
1. Buttare non vuol dire necessariamente gettare via, ma tante volte significa dare nuova vita a un oggetto che noi non usiamo più. Paradossalmente è proprio un modo per evitare sprechi. Penso ad esempio ai vestiti di seconda mano.
2. Per decidere se buttare o meno una cosa, rispondo alla domanda “la uso?” e non “potrei averne bisogno?”
Potenzialmente ci sono moltissime cose di cui potrei aver bisogno ma che poi a conti fatti non userò mai.
3. Niente sensi di colpa.
“Sono davvero poche le situazioni in cui ci troveremmo davvero nei guai se buttassimo qualcosa. E quel tipo di cose non le butteremmo comunque”.

Crodo: i libri nel vecchio lavatoio

Forse non tutti sanno che Crodo, piccolo paese dell’Ossola, è il posto da cui prende il nome il Crodino. E sicuramente anche meno sanno che a Viceno, una delle sue frazioni, c’è un vecchio lavatoio trasformato in libreria. Non si tratta di una biblioteca vera e propria, ma di un luogo dove praticare il book sharing. Puoi prendere un libro in prestito oppure tenerlo a patto di lasciarne giù uno tuo. Pietra, travi in legno, la luce del sole che filtra dalle finestre, il silenzio interrotto solo dallo scroscio dell’acqua della fontana poco fuori: un luogo davvero magico.