Podere Castelmerlo, un wine resort in Valcalepio

Siamo arrivati a Villongo nel tardo pomeriggio di sabato con meta Podere Castelmerlo, uno dei principali produttori dei DOC Valcalepio evolutosi da un paio di mesi in wine resort.
Aperto a settembre 2016, è il frutto del restauro architettonico del vecchio Castello di Villongo risalente al XIV secolo. Marmo travertino, una palette di colori neutri e legno gli elementi caratterizzanti delle parti comuni e delle camere. L’unica nota di colore è il rosso che, nonostante non ami particolarmente ho trovato abbastanza adeguato. Le suites sono caratterizzate da bagni firmati Dornbrach e letti Hastens, letti artigianali realizzati con materiali naturali. Noi abbiamo soggiornato nella Camera Argenteus, l’unica di tutto il Castello a presentare al suo interno una configurazione architettonica ad archi che definiscono l’ingresso del bagno e della cabina armadio separata dal resto della camera. La piscina e il giardino sulle vigne completano la struttura.
Con l’ambizione di offrire non solo accoglienza, ma di essere un vero e proprio contenitore culturale dove arte, cibo e tradizione si fondono in un concentrato di Made in Italy di eccellenza, la struttura dispone anche di un ristorante, L‘Etolie, il cui menù è stato realizzato in collaborazione con Davide Oldani.
La carta cambia trimestralmente seguendo il corso delle stagioni. Un piatto su tutti? I casoncelli rivisitati con ripieno di manzo, salsa di burro e nocciole, pancetta e salvia cotti separatamente per non appesantire il piatto.
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Crodo: i libri nel vecchio lavatoio

Forse non tutti sanno che Crodo, piccolo paese dell’Ossola, è il posto da cui prende il nome il Crodino. E sicuramente anche meno sanno che a Viceno, una delle sue frazioni, c’è un vecchio lavatoio trasformato in libreria. Non si tratta di una biblioteca vera e propria, ma di un luogo dove praticare il book sharing. Puoi prendere un libro in prestito oppure tenerlo a patto di lasciarne giù uno tuo. Pietra, travi in legno, la luce del sole che filtra dalle finestre, il silenzio interrotto solo dallo scroscio dell’acqua della fontana poco fuori: un luogo davvero magico.

B&B Dindina: un weekend nelle Langhe

Settembre è per eccellenza il mese dell’uva e quindi del vino. In Italia sono innumerevoli i vigneti e le cantine, ciascuno con la propria specificità, il proprio aroma, le proprie caratteristiche. Oggi vi racconto il mio viaggio nelle Langhe, in Piemonte, nella zona del Barbaresco. Sinceramente ero un po’ preoccupata prima di partire perché era la prima volta che al seguito avevo anche lo gnomo di 10 mesi e l’idea di andare in visita in un B&B a conduzione familiare in un paesino poco conosciuto del cuneese un po’ mi spaventava. Invece la svolta è stata proprio quella. E’ stato come essere ospitati un weekend a casa dei nonni. Delfina e Sergio, proprietari del Dindina, ci hanno fatto sentire accolti dal primo istante che abbiamo varcato la piccola porticina di legno dell’agriturismo di Neviglie regalandoci un weekend di accoglienza, buona cucina (vi dico solo che domenica mattina Delfina ci ha preparato appena svegli le frittelle di mele) e una vista mozzafiato sui colli circostanti.

Il B&B è in quella che era la vecchia casa dove Sergio abitava con i genitori e il fratello. Dismessa negli anni settanta per una soluzione più moderna, nel 2000 è stata totalmente restaurata pur mantenendo inalterate le destinazioni d’uso delle stanze e trasformata in un agriturismo con tre camere da letto. Gli scalini ancora in pietra tengono l’ambiente molto fresco, i mobili bianchi richiamano gli ambienti bucolici della Provenza così come le sedute in ferro battuto del giardino. Le camere, accoglienti, mixano mobili antichi con soluzioni più moderne specialmente nei bagni. Completa il quadro la cantina dove viene conservato il Barbaresco prodotto dai loro vitigni e dove periodicamente organizzano delle romanticissime cene tra le botti.

Un Ryokan giapponese nel cuore delle Marche

Nelle Marche, più precisamente a San Ginesio, immerso in mezzo ettaro in un antico e variegato bosco di alberi, tra vialetti in pietra e un romantico laghetto abitato da variopinti koi, fa capolino il Ryokan d’ispirazione giapponese Wabi Sabi.

Il Ryokan ho scoperto essere la locanda tradizionale giapponese che ha conservato immutate le sue caratteristiche nel tempo: pavimenti formati da tatami, stanze per la cerimonia del tè, materiali e finiture tradizionali, stanze vuote dedicate a più attività.

La struttura di San Ginesio, esempio di integrazione architettonica rurale marchigiana e giapponese, è composta da 3 casali in pietra e legno a formare una sorta di piccolo borghetto. Il restauro durato 6 anni è stato realizzato impiegando malte idrauliche naturali, sabbie colorate, intonaci a paglia d’orzo e grano, travature di legno, bambù, sughero per coibentare ed isolare, ciottoli e pietre per delineare i percorsi esterni. Il centro comprende un impianto solare per il riscaldamento dell’acqua calda, un impianto elettrico schermato ed ultimo, ma da non sottovalutare una grande passione amore e dedizione per il progetto che tiene conto del rispetto dell’ambiente, con particolare attenzione alla ecosostenibilità.

Negli interni si può sperimentare lo stile di vita giapponese antico. Tutte le stanze sono con preziosi tatami tradizionali – stuoie di paglia sapientemente intrecciate da maestri artigiani di Kyoto – incorniciati in eleganti moduli che uniti formano una confortevole e salutare pavimentazione su cui, all’occorenza, si srotolano i pratici materassi in cotone detti Futon che una volta utilizzati vengono ripiegati e riposti per lasciare la stanza sgombra ed adatta ad altre attività. Nella tradizione giapponese antica infatti le stanze si possono usare per scopi diversi, rappresentano l’impermanenza e il “vuoto” la vacuità.

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Nella Ima living room ci si può crogiolare davanti ad un imponente camino composto da enormi tronchi di solido rovere decorticato, sdraiati su di un comodo futon rivestito in ricercato tessuto indigo boro giapponese degustando un pregiato Sencha bio-organic (tè verde). Atmosfere “vintage” costituite da ricercate stoffe Boro conferiscono il colore di WabisabiCulture un mix di tonalità di colore blu indaco e illuminate dalle magiche Tsuki-Lune lanterne in carta Washi.

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La doccia è di pietra per favorire lo scarico delle tensioni in un ambiente naturale e confortevole. Sono forniti saponi naturali delicati sulla pelle e a basso impatto ambientale.
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Photo by Wabi Sabi Bio-Ryokan